Profumo di pane

È passato un po’ di tempo dall’ultima volta che ho scritto qui sul blog. Da inizio anno corro assieme ai miei clienti per cambiare strategia da gialla a rossa, ad arancione, a rossa di nuovo.
Questo 2021 mi sta regalando anche emozioni molto positive. Vi parlerò oggi di una di quelle cose bellissime che mi sono capitate. Una piccola premessa però, sappiate che in natura ogni cosa si deve bilanciare, così questa novità bellissima porta con sé altre due negative, la prima vede vanificare ore di videocall e preparazione di strategie - non retribuite - per un cliente con il quale dovevamo partire assieme per realizzare il suo progetto, bello e nel quale credevo come se fosse mio, che poi è decaduto, non per mio volere e non credo nemmeno per quello del cliente stesso, quanto più per un’influenza negativa che accompagna quest’ultimo. La seconda, dopo tanta fatica nel programmare un progetto annuale, a causa di una mancata buona comunicazione da parte del cliente, abbiamo interrotto i rapporti e per farmi pagare le fatture ho tirato fuori le unghie. Sicuramente questo mi ha insegnato a mettere delle penali nei contratti annuali e a non fidarmi più di quelle agenzie mezze improvvisate che pensano solo al profitto e non al bene del progetto. E non raccontiamoci che sia il contrario.
La notizia bellissima invece è che da un paio di mesi collaboro con un colosso dell’alimentazione naturale - e non solo - la cui etica nella selezione degli alimenti mi spinge a creare ricette buonissime e mi sprona a studiare nuove tecniche di autoproduzione come la fermentazione, l’essiccazione e molto altro. Racconterò la mia esperienza qui, perché in primis qui parlo della mia quotidianità culinaria e di quelle cose che mi danno conforto, in particolare nel cibo. Ne parlerò umilmente, raccontando anche i miei errori, perché nessuno nasce con tutte le conoscenze del caso e l’umiltà penso mi accompagni anche in ruoli non trasversali dove mi si chiede di competere in termini di ricettazione e alimentazione. Chiariamo subito che non sono nutrizionista, ma l’esperienza con il buon cibo e la buona forchetta quale sono da anni, mi aiuta in questa missione. Lo svantaggio che ho? Lo spazio in casa! Sto acquistando una mola considerevole di elettrodomestici per l’autoproduzione che ormai non so più dove mettere, per non parlare del team commerciale che mi fornisce prodotti da testare e questa volta è toccata ad una batteria di pentole e padelle pazzesche che aprirò con orgoglio e testerò realizzando bontà e prelibatezze da mangiare con Filo.
Perché ho preparato il pane? Perché un anno fa cadevamo vittime di una pandemia mondiale che ha cambiato per sempre le nostre abitudini e il nostro modo di pensare.
Nella panificazione ho trovato quel conforto che ho riscontrato in molti di voi. Pane, focaccia, pizza, sono stati quei comfort food che mi hanno permesso di non uscirne matta - assieme ai gatti, a Filo e alla terrazza irradiata dei raggi del sole.
L’anno scorso Filo ed io ci siamo spesso cimentati nella preparazione della piada romagnola, ricetta con olio di oliva extravergine, perché è un comfort food che dona pace ad entrambi e ci collega alle nostre origini. Ma io spesso ho preparato il pane, croccante e fatto con il lievito madre disidratato. Facile, fatto con amore e lasciato lievitare tutta la notte per poi cuocerlo al mattino e diffondere in tutta casa il profumo di pane appena sfornato.
Ingredienti
1 bustina di lievito madre disidratato
500g di farina tipo 0
300ml di acqua tiepida a 28/30°C
Sale q.b
Procedimento
Nella ciotola della planetaria versa la farina e la busta di lievito. Mescola bene con una frusta manuale in modo che il lievito si amalgami alla farina.
Aziona la planetaria con il gancio per impastare ed aggiungi l’acqua. Impasta a velocità moderata fino a che la farina non avrà assorbito l’acqua fino a diventare un composto elastico ed omogeneo.
Copri la ciotola con un foglio di cera d’api e lascia riposare per almeno 2 ore.
Dopo la prima lievitazione - il volume sarà raddoppiato - aggiungi una presa di sale e impasta di nuovo. Porta poi l’impasto su una spianatoia e dai due pieghe a portafoglio. Riponi della ciotola da lievitazione o nella ciotola della planetaria e copri nuovamente con il panno di cera d’api e posiziona in un luogo riparato dalle correnti per tutta la notte.
La mattina seguente accendi il forno a 220°C e quando è caldo inforna la tua pagnotta intagliata con una lametta in modo che lieviti bene.
Io per la cottura ho utilizzato una pentola in Pirex di vetro, con coperchio, perché la mia cocotte in ghisa tiene una pagnotta realizzata con un kg di farina, ma se avete questa andrà benissimo!