La maternità

Prendersi la maternità per una libera professionista significa mettere un punto a tante cose, capire davvero che stai per diventare mamma e cercare di non vedere tua figlia come una cliente. Significa lasciare andare rapporti di lavoro meravigliosi e colleghi splendidi - che a differenza del subordinato ti sei scelta - e allo stesso tempo non accettarne altri di lavori, mostrandoti la lingua e chiudendo il portatile ogni volta che ti viene l’automatismo di fare un preventivo puntuale. Perché devi dire, mi spiace non riesco, devo diventare mamma.
È difficile per me questo momento della mia vita. Ci sono eventi e fenomeni non controllabili che stanno cambiando il mio mondo interiore e quello esteriore.
Mi sento insicura, sola nonostante non lo sia fisicamente ed emotivamente; mi sento invasa da paure ed insicurezze nuove che non so se potrò controllare.
Nonostante tutto ciò devo dedicarmi al presente e vivere meglio che posso questa gravidanza, o gli ultimi mesi di essa.
Pensavo fosse più facile, invece arrivo a sera stanca, mi fa male la parete addominale e mi stanno venendo smagliature che non apprezzo, ma che dovrò accettare. Insomma, vorrei viverla meglio.
Questi cambiamenti sono necessari al cambio del mio ruolo nella nostra famiglia, nonostante sia già mamma gatta, adesso sto per diventare mamma davvero.
Mi sembra ieri, a gennaio, quando ho scoperto che ero - eravamo - in dolce attesa. Ed invece ad un mese e mezzo dalla data presunta per il parto mi accorgo di quanti cambiamenti sono avvenuti nella nostra vita e quanto io sia stata sciocca a non dedicare più tempo alla mia pancia. Ho dato la precedenza al lavoro, non presenziando ad un corso pre parto, non informandomi per tempo. Così ora mi sento impreparata per questa nuova avventura che sarà la mia priorità, il mio nuovo lavoro.
All’inizio la sottovalutavo ampiamente, questa gravidanza, pensavo di arrivare al giorno prima della scadenza lavorando, andando in ufficio e in giro per tutta la riviera.
Come dicevo prima questa gravidanza mi sta stancando molto. Le mie energie sono limitate, i movimenti della piccola Aurora mi portano via tante energie e spesso devo stare stesa per non sentire tirare la pelle, una sensazione scomoda che vorrei non provare. Mi cospargo più volte al giorno crema elasticizzante, sperando di limitare i danni che già si vedono sulla pelle. “Stai mettendo al mondo la vita, questo è un piccolo peso da portare per la grande cosa che stai facendo!” così mi dicono.
In queste settimane mi sono interrogata spesso su quello che vorrei per me e per il mio futuro professionale. Fortunatamente ho Filippo al mio fianco che mi supporta, uomo saggio dalle vedute lontane.
Ad inizio anno ho intrapreso una collaborazione con un’azienda del territorio, leader nella vendita online di prodotti etici, si tratta di Macrolibrarsi. Il mio ruolo è quello di responsabile del reparto alimenti e bevande. Mi occupo di scrivere articoli, perfezionare schede prodotto, scrivere newsletter e sviluppare video ricette assieme alla collega videomaker. Lavoro come Content Creator e non solo, mi devo occupare di tante altre attività che non sono parte del mio core, ma che hanno permesso, grazie ai consulenti dei quali l’azienda si avvale, di ampliare le mie skills. Questo lavoro mi ha tenuta molto impegnata. Mi sono ritagliata spazio per qualche altro lavoretto occasionale, non ho abbandonato un cliente che ho visto nascere e che accompagnerò sempre, ma la domanda è:
“Che cosa ho fatto per Mynameisfren da inizio anno?”.
Fra i primi mesi di nausea e stanchezza, fra quelli nei quali cercavo di dare il meglio di me e mi dedicavo solo al lavoro per i clienti e poi ora, dove le energie sono nuovamente limitate, ho prodotto davvero pochi contenuti. Ho dedicato meno tempo al mio progetto, ho tentennato sul fatto che le sue linee guida fossero davvero salde e ben definite. Per un libero professionista questo è sintomo di una grande crisi.
La mia creatività si sta spegnendo? Vorrei fare davvero tante cose ma non ne ho il tempo.
Esatto, il tempo. Proprio qui volevo arrivare. C’è tempo per ogni cosa: tempo per imparare, tempo per mettere in pratica, tempo per capire che tutto ciò che ti fa “perdere tempo” e non lascia spazio a quello che vuoi coltivare veramente, e per questo motivo dobbiamo trovare dentro di noi la forza di lasciare andare.
Così ho deciso di prendermi quella maternità che non avrei voluto avere, sospendere una buona entrata del mio fatturato mensile per trovare nuovamente il mio centro.
Lo stato per noi lavoratrici autonome da una piccola somma di denaro per cinque mesi. Troppo poco per sopravvivere, meno di uno stipendio medio part-time, basterà per pagare pannolini e accessori per il bebè. Non posso certo lamentarmi, ma noi donne dovremmo essere più tutelate da questo punto di vista. Non ci viene chiesto di sospendere completamente l’attività lavorativa, ma mi ripeto, voglio coltivare questa bambina come la rosa più bella, e farla crescere saggia come suo padre, in questo mondo caotico e omertoso, circondato dall’incertezza.
Devo ritrovare i ritmi lenti che mi appartengono, scrivere, fotografare, cucinare e prendermi cura del mio nido, la nostra casa. Queste saranno le mie priorità per i prossimi mesi. Volevo condividerlo con voi perché da una parte volevo sentirmi più leggera, ma per dare coraggio anche a quelle future mamme che si trovano nella mia stessa situazione e che non vedono la luce alla fine del tunnel.
Invidio - positivamente sia chiaro - quelle donne che hanno un lavoro subordinato che retribuisce loro la maternità adeguata, che da loro la possibilità di rimanere a casa retribuite mentre si dedicano alla famiglia. Io quella data, quel termine, lo ho dovuto scegliere facendo i conti con me stessa e con le mie energie. Una delle tante responsabilità che ho scelto di avere, da freelance, da mamma, da donna.
Prendersi la maternità per una libera professionista significa mettere un punto a tante cose, capire davvero che stai per diventare mamma e cercare di non vedere tua figlia come una cliente. Significa lasciare andare rapporti di lavoro meravigliosi e colleghi splendidi - che a differenza del subordinato ti sei scelta - e allo stesso tempo non accettarne altri di lavoro, morsandoti la lingua e chiudendo il portatile ogni volta che ti viene l’automatismo di fare un preventivo puntuale. Perché devi dire, mi spiace non riesco, devo diventare mamma.
La mia preoccupazione più grande abbiamo capito essere i soldi, che non sono certo un problema, se non per il mio schema mentale che prevede il non chiedere denaro a Filo per acquistare anche solo un vestitino per la bimba. Filo dice sempre che non ci sono problemi, ma è un blocco della mia flessibilità che devo superare. Mi sembra di retrocedere, tornando come un’adolescente che chiede soldi alla mamma. Non riesco ad accettare nemmeno questo.
Così per cercare il mio centro mi dedico e mi dedicherò a quelle attività che mi fanno stare bene, quei generi di conforto che mi appartengono. Li condividerò con voi, questi generi di conforto.
Per il momento annaffio l’orto e ne raccolgo i frutti. Lavoro le materie prime che Madre Terra mi ha regalato, cucinandole e realizzando piatti semplici, crudi e che mi diano leggerezza.
Poi metto un po’ a posto la casa, facendo quello che posso perché dopo poco inizia già a tirarmi la pancia. Leggerò tanto in questo mese, romanzi e libri per il bebè, riviste di cucina e troverò il tempo per scrivere. Poi diciamocelo, guardo anche un bel po’ di serie TV, ritrovando il ritmo del mio respiro, della mia Slowlife.